Guardando al futuro dell’energia in Italia, il 2030 non è più una scadenza lontana, ma un traguardo dietro l’angolo. Lo strumento che traccia la nostra rotta è il PNIEC (il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima), un piano strategico fondamentale che definisce come il nostro Paese intenda tagliare le emissioni, potenziare l’efficienza e, soprattutto, spingere sulle Fonti Energetiche Rinnovabili (FER).
Un recentissimo studio elaborato da TEHA Group (The European House – Ambrosetti) ha scattato una fotografia nitida — e per certi versi preoccupante — di dove ci troviamo oggi rispetto agli obiettivi concordati con l’Europa. L’analisi ha calcolato il gap (la distanza) tra il nostro ritmo attuale e i target del 2030.
I risultati ci dicono una cosa chiara: stiamo facendo passi avanti, ma la velocità non è ancora quella giusta. Vediamo insieme cosa sta succedendo.
Buone notizie dai settori industriali (ETS)
Partiamo dalle note positive. L’Italia è perfettamente on track (in linea) per quanto riguarda la riduzione delle emissioni nei settori ETS (Emission Trading System), che comprendono i comparti industriali più energivori, l’aviazione e la produzione di energia elettrica e calore.
Le proiezioni basate sugli ultimi cinque anni (2019-2024) confermano che siamo sulla strada giusta per raggiungere il target di riduzione del 66% delle emissioni rispetto al 2005 in questi settori. Questo dimostra che quando il quadro normativo è chiaro e i grandi sistemi industriali si muovono, i risultati arrivano.
Il nodo cruciale: il ritardo sulle Rinnovabili (FER)
Se l’industria pesante risponde bene, lo scenario si fa molto più critico se guardiamo alla diffusione complessiva delle energie rinnovabili.
Il PNIEC fissa l’obiettivo di coprire il 39,4% dei consumi finali lordi di energia.
Purtroppo, se continuiamo a muoverci con il trend attuale, l’analisi di TEHA evidenzia che mancheremo l’obiettivo del 2030 di ben 17,3 punti percentuali. In parole povere? Se le cose non cambiano, rischiamo di tagliare il traguardo avendo fatto appena la metà del lavoro necessario.
La situazione non cambia nel settore specificamente elettrico: l’obiettivo di raggiungere il 63,4% di energia elettrica da rinnovabili rischia di essere mancato per 17,7 punti percentuali.
Una frenata che preoccupa, nonostante l’accelerazione
C’è un dato che salta subito all’occhio ed evidenzia lo sforzo fatto negli ultimi anni: siamo passati da un ritmo asfittico di installazione di nuove rinnovabili (una media di appena 1,7 GW all’anno tra il 2019 e il 2022) a un vero e proprio balzo, toccando i 7,2 GW installati nel 2025, principalmente grazie a solare ed eolico.
Tuttavia, tra il 2024 e il 2025 si è registrata una lieve flessione di -0,5 GW nelle nuove installazioni annuali. Questo calo, sebbene piccolo, è un campanello d’allarme importante: riflette l’incertezza degli operatori e la difficoltà del mercato nel mantenere un ritmo di crescita costante senza un quadro di tempistiche e regole che sia solido e, soprattutto, stabile nel tempo.
Mantenendo l’andamento attuale, l’Italia raggiungerà circa 101,9 GW di capacità rinnovabile totale nel 2030, restando 29 GW sotto il target prefissato di 131 GW.
Perché ogni Gigawatt mancato è un’opportunità persa
Come giustamente sottolinea lo studio di TEHA, questo divario non è solo un problema di “numeri da rispettare” o di scadenze burocratiche con Bruxelles. Il ritardo ha un costo economico e sociale reale per tutti noi.
Ogni singolo GW di energia rinnovabile non installato si traduce direttamente in:
- Meno competitività: Mancata disponibilità di energia pulita a prezzi competitivi per le famiglie e per il tessuto produttivo delle nostre imprese.
- Maggiore dipendenza estera: Continuiamo a rimanere legati alle fluttuazioni e alle tensioni geopolitiche dei mercati delle fonti fossili.
- Occasioni industriali perse: Rinunciare a un pezzo di sviluppo significa rallentare la nascita di nuove filiere, competenze e posti di lavoro legati alla transizione green.
Il punto di vista di Green
I dati dimostrano che il mercato è pronto e reattivo, ma per colmare il gap di installazione e produzione servono semplificazioni burocratiche e regole stabili. Noi di Green crediamo che la transizione non sia un obbligo, ma una delle più grandi opportunità per le aziende per rimanere competitive nel medio-lungo termine. L’accelerazione deve partire oggi.
È proprio per rispondere a questa urgenza che abbiamo sviluppato soluzioni concrete e accessibili per il tessuto produttivo. Con il nostro ecosistema, permettiamo alle imprese di autoprodurre in modo dislocato energia verde ricavata da fonti rinnovabili e di cristallizzare il costo della materia energia a soli 2 centesimi di €/kWh per 25 anni, azzerando i rischi legati alla volatilità del mercato e riducendo i costi in bolletta oltre il 50%.
Il futuro dell’energia è pura, sostenibile e condivisa. Non aspettare che siano i mercati o i ritardi strutturali a decidere la competitività della tua azienda.
Sei pronto a proteggere il tuo business?
Fonte:https://www.ambrosetti.eu/site/get-media/?type=doc&id=25468&doc_player=1


