Il ruolo delle biomasse all’interno della transizione energetica è al centro di una complessa analisi che contrappone i vantaggi del recupero di materia agli interrogativi sulla qualità dell’aria e sulle emissioni.
Sotto il profilo scientifico e normativo, la biomassa è classificata a tutti gli effetti come una fonte di energia rinnovabile. La combustione della materia organica rilascia in atmosfera una quantità di anidride carbonica pari a quella precedentemente assorbita dai vegetali tramite la fotosintesi durante il loro ciclo vitale, mantenendo teoricamente neutro il bilancio complessivo della CO2.
Tuttavia, la neutralità carbonica non implica un impatto ambientale nullo. La sostenibilità effettiva dell’energia da biomasse dipende in modo determinante dalle modalità di gestione dell’intera filiera produttiva e dalle tecnologie di abbattimento delle emissioni adottate.
Proprio per questo sono stati introdotti paletti normativi molto più severi. Un esempio chiaro è il principio dell’uso a cascata del legno (D.Lgs. 5/2026), che impone una priorità rigida:
- Utilizzare il legno prima per prodotti utili e duraturi.
- Riutilizzarlo e riciclarlo.
- Bruciarlo per produrre energia solo come ultimissima opzione.
Che cos’è la biomassa e quali tipologie esistono?
Per dirla senza troppi giri di parole: la biomassa è qualsiasi materia organica di origine biologica capace di trasformarsi in calore, elettricità o biocarburanti.
I materiali arrivano da settori chiave come agricoltura, cura dei boschi, allevamenti e industria agroalimentare. Nelle aree a forte vocazione agricola e industriale, infatti, la biomassa rappresenta un pilastro concreto della transizione energetica.
Le tipologie principali si dividono in 4 grandi famiglie:
- Biomasse legnose e forestali (solide): legna da ardere, cippato, pellet e scarti di segheria. Si bruciano in stufe, caldaie e centrali per generare calore ed elettricità.
- Biomasse agricole e agroindustriali: scarti dei campi e della filiera alimentare (paglia, stocchi di mais, potature, sansa di olive, vinacce e gusci).
- Biomasse zootecniche e organiche: reflui, letame e liquami da allevamento. Processati in assenza di ossigeno (digestione anaerobica), generano biogas e biometano.
- Colture energetiche e biocombustibili: piante coltivate appositamente per ricavarne olio vegetale, poi trasformato in biocarburante liquido.
Un’intera galassia di risorse che permette di trasformare quello che era un semplice scarto in una miniera di energia.
Come funziona un impianto moderno a biomasse?
Il principio è simile a quello di una centrale termoelettrica tradizionale, ma con una logica 100% circolare: estrarre ogni singolo joule riducendo al minimo l’impronta ecologica.
Il processo si sviluppa in 5 passaggi chiave:
- Stoccaggio e alimentazione automatica: la materia prima viene stoccata e dosata meccanicamente verso la camera di combustione.
- Combustione e vapore: il calore generato scalda l’acqua di un circuito chiuso fino a creare vapore ad alta pressione.
- Generazione di elettricità: il vapore mette in moto le pale di una turbina collegata a un alternatore, che converte l’energia cinetica in corrente pronta per la rete.
- Cogenerazione: la quota di vapore e acqua calda residua viene recuperata per alimentare reti di teleriscaldamento urbano, serre o industrie.
- Filtraggio fumi e digestione: i fumi passano attraverso filtri ad alta efficienza per abbattere polveri e inquinanti. Per gli scarti liquidi, invece, l’impianto sfrutta la digestione anaerobica per produrre biogas e biometano.
I vantaggi delle biomasse rispetto a solare ed eolico
Perché le biomasse sono così preziose per il mix energetico?
Perché risolvono il più grande limite di sole e vento: l’intermittenza. Il sole non brilla di notte e il vento non si attiva a comando. La biomassa, al contrario, è programmabile. Basta stoccare la materia prima e accendere l’impianto quando serve, garantendo massima stabilità alla rete.
Ma i benefici non finiscono qui:
- Valorizzazione del territorio: trasforma scarti e liquami in risorse, eliminando i costi e i problemi dello smaltimento.
- Economia circolare e sovranità energetica: riduce la dipendenza dal gas estero e valorizza la produzione locale a km zero.
- Flessibilità totale: permette di produrre elettricità, riscaldamento, vapore, biocarburanti e biometano.
Il punto non è scegliere se sia meglio la biomassa, il solare o l’eolico, ma farli lavorare in sinergia. Solo integrando queste fonti possiamo proteggere il Paese dai rincari, tagliare le importazioni dall’estero e assicurarci un’energia davvero stabile e pulita.
Ti è piaciuto questo approfondimento? Continua a seguire il blog di Green per altri approfondimenti!
Fonti:
- https://biblus.acca.it/biomasse-cosa-sono-come-producono-energia/
- https://www.rainews.it/tgr/lombardia/video/2026/09/lombardia-sovranita-energetica-biomasse-nucleare-futuro-7607d48c-8255-4c4e-aa11-0f49a4eda066.html
- https://www.vivienergia.it/casa/vivipedia/guida-energia/biomasse-cosa-sono-e-come-funzionano
- https://consorzioitaliaservizi.com/biomasse-fonte-energia-vantaggi-svantaggi.html
- https://www.maxiflame.it/it/blog/biomasse-o-fonti-rinnovabili-quali-differenze-173


